Lo so che è tardi, che fuori nevica, che tra una settimana ci sono gli esami. Lo so.
So che non ve ne frega niente e che non è proprio il momento, però ecco, io ho letto questo post di Leonardo e non ce la faccio a trattenermi: non sono d’accordo, per niente, assolutamente, e disapprovo ogni singola parola, virgola, punto.
Capiamoci: non ce l’ho con Tondelli. Lui scrive che è una meraviglia, ha sempre due righe (e anche di più) per qualsiasi argomento dello scibile, trova sempre le parole giuste, il tono adeguato, le argomentazioni migliori. Non ho nemmeno la presunzione che legga questa mia non-risposta. É solo che mi sento tirato in ballo, come cattolico, proprio come quell’altra volta, e quando sento di essere tirato in ballo a sproposito un po’ mi scaldo, e mi ribello. E la cosa più spontanea che mi riesce è scriverne, o provare a farlo. Sarà la campagna elettorale, chennesò.
Non starò qui ovviamenente a raccontarvi cosa penso dell’aborto. Né di cosa ne pensa la Chiesa Cattolica (su quello Tondelli ci basta, e dice cose giuste). Non mi interessa nemmeno parlare della Bonino, o almeno non di lei nello specifico.
Dirò solo che sono felice, come cittadino, che il mio stato tuteli e difenda il diritto di scelta su certi temi, all’interno di certi paletti, e credo anche che saremmo un paese migliore se riuscissimo a tutelarne delle altre. Non sto dicendo cosa penso io, cosa farei io al posto di qualcun’altro: io mi limito a difendere la libertà di tutti. Perché non siamo tutti uguali, e non abbiamo tutti la stessa sensibilità. E il punto è trovare un accordo, un compromesso per non pestarci i piedi. Un approcio metodologico più che contenutistico. Che però rispecchia un principio inderogabile e irrinunciabile per un paese occidentale quale siamo. Una sorta di libero arbitrio, che magari finisce che è proprio quel libero arbitrio. Che scaturisce dal primato della coscienza individuale. Paroloni. Un valore non negoziabile, direbbe Leonardo.
Ma ecco, mi fermo, perché so bene che questa non è l’obiezione giusta.
Piuttosto: non so se posso accettare la lettura su Emma Bonino. Non la ammiro, né la detesto. Mi lascia piuttosto indifferente, anche se spesso i radicali mi fanno incazzare. Questa cosa non la sapevo, e comunque non credo che la mia opinione su di lei sarebbe cambiata più di tanto se l’avessi saputo in passato.
Assumiamo però che io sia un buon cattolico (nel senso tondelliano del termine) e che la si possa davvero considerare una pluriassassina, una stragista, un killer seriale. Ecco, sinceramente, non credo basti per tenerla lontana da una chiesa.
Non lo so eh, non ho certezze su questo. Però mi verrebbe da dire: in chiesa entrano tutti. Dopottuto, tra i fedeli di Gesù c’era colui che lo consegnò ai nemici, e “buoni” e “cattivi” (se preferite “dannati” e “salvati”) non sono così distinguibili nei vangeli. E se ci riempiamo sovente la bocca di parole come accoglienza, amore, perdono, non credo possiamo poi arrogarci il diritto di tenere fuori quelli che ci stanno antipatici. Non siamo qui per giudicare (lo aveva detto già qualcuno, no?), o comunque non tanto da escludere le persone da una chiesa. Non noi cattolici, per primi.
Poi magari la Bonino lo merita davvero, l’inferno, ecco, io non lo so. Non sta a me decidere, ma a qualcuno più in alto, e sinceramente vorrei dedicare la mia vita a qualcosa di più appassionante dell’inventare gironi infernali nei quali infilare le persone che mi circondano.
Per questo dico: io l’avrei fatta entrare e le avrei fatto leggere l’orazione. Non sarebbe successo nulla, se non che si avverasse il desiderio della defunta. In una chiesa c’è spazio solo per la preghiera, a maggior ragione durante un rito delicato e solenne come un funerale.
E poi, ultima ma non meno importante, ci tengo a dire, piuttosto affettuosamente, che io non mi sento parte, né noi siamo un ente privato. Non siamo quotati in borsa, non abbiamo azionisti, né consigli di amministrazione. Non facciamo utili, ma magari un po’ utili lo siamo, per svariati motivi ed in svariati modi. Viviamo mescolati in mezzo al resto del mondo, e come il resto del mondo ci comportiamo. O forse, ecco, è proprio qui che ci freghiamo: a ragionare come gli altri ragionerebbero, per esclusione, per logica di appartenenza. Con le idoneità, le appartenenze, il “tu sei fuori” e il “tu sei dentro”.
C’era uno che disse: aprite, anzi… spalancate le porte alla Bonino!
No, dai, lo ammetto: non era proprio così.