C’è chi in questi anni mi ha sempre un po’ preso in giro perché simpatizzato per il PD. Molti hanno accostato questa cosa ad una mia presunta simpatia per Bersani. Mio fratello arrivò a dire che tenevo un suo poster in camera, e sia alle primarie del 2009 che a quelle dello scorso ottobre ho ricevuto forti sollecitazioni a votare il bonaccione di Piacenza.

Nel disastro degli ultimi mesi, e a mia totale discolpa, vorrei dire che:

1) alle primarie per il segretario, del 2009, ho votato Ignazio Marino. Che ha preso circa il 15% ed è arrivato ultimo. Poi ha avuto modo di darmi soddisfazione immense quando faceva il senatore del PD, e si è sempre dimostrato una persona onesta, per bene, che sapeva quello che faceva, lontana dai giochini di potere.

2) alle primarie per il candidato premier del 2012, ho votato Laura Puppato. Che oggi è tra i pochi che si oppone al nascente governo Letta, insieme all’altro mio “pupillo”, Pippo Civati, a cui dovremmo dare in gran fretta la segreteria del PD (ma questa è una mia idea, eh).

3) se proprio vogliamo fare i pignoli, alle parlamentarie di capodanno ho votato Galbussera e Corso. Nessuno dei due è stato eletto in Parlamento. Di contro, vedremo cosa combineranno settimana prossima i due mister preference della mia provincia: Naccarato e Narduolo, entrambi eletti alla Camera. Qualcosa mi dice che invece loro il governo Letta lo voteranno eccome, ma questa è solo una mia idea.

Ad un certo punto, un po’ di tempo fa, mi son dovuto convincere che c’erano delle cose della Chiesa Cattolica che non sarei mai riuscito ad accettare serenamente.
Per carità, ci sono molte cose di cui non so capacitarmi, in generale. Il punto è che cattolico ci ero cresciuto, frequentavo molto la parrocchia, e la situazione era un po’ quella di chi fa una cosa per molti anni, spendendo tempo ed energie, e poi sul più bello si accorge che gli mancano i fondamentali.

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“Quindi, insomma, ha detto proprio così…”
“Esattamente”
“Non si è corretto, dopo… Non ha precisato…”
“No, direi di no”
“…”
“E adesso?”
“Eh, adesso… Adesso è un bel casino…”
“Guardi, se ha due secondi di pazienza gliela rileggo, ce l’ho qui da qualche parte, vediamo… Ecco, ecco, senta qua, repubblica punto it del sei febbraio: «No alle nozze gay, ma sì al riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto e omosessuali secondo il Codice civile e all’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione»…”
“Oh, ca**o…”
“Mah… eminenza!”
“Eh, si, si… Questo ha combinato un… ma perché? Lo avete chiamato? Gliel’avete detto di smentire, di correggere, di aggiustare il tiro?”
“No, ecco, non ancora…”
“Ma porca di quella Eva, cosa state aspettando?!”
“Eh ma adesso è difficile, siamo già sui giornali, Eminenza, come si fa?”
“Come ‘come si fa?’ ? Ma non avete capito nulla di come funziona? Si va lì, si pubblica un comunicato stampa e gli si fa dire: Sono.Stato.Frainteso”
“E basta?”
“Come ‘e basta’? Mannò, dai, poi ci metti quelle cose…”
“Quali cose?”
“Dai, sì, le solite cose: la vita, la famiglia, e tutto quanto”
“Ah…”
“Sei ancora qua?”
“No, ecco, è solo che…”
“Solo che cosa?”
“No, dico… È davvero così grave quello che ha detto monsignor Paglia?”
“Buon Dio, spero che lei stia scherzando!”
“Oh, ecco, non saprei, è solo che, beh, insomma… Sono abbastanza d’accordo… Anzi, sa che le dico? Che c’è un sacco di gente che secondo me là fuori è d’accordo, o che si aspettava un…”
“Io, io non ci credo, no io non… Oh mio Dio, mi sento male, muoio… Santo cielo qualcuno mi svegli da quest’incubo…”
“Si riprenda, eminenza, la prego… Ecco, prenda un po’ d’acqua… Si calmi. Le chiedo solo, ecco, di ragionare un poco di…”
“Ma di cosa vuole ragionare? Vuole che diventiamo una sezione dell’arciga oh santissimo non mi faccia nemmeno dire quella parola”
“Mannò, non la dica, non succederà, si calmi. Allora. Posto che noi siamo la Chiesa Cattolica. Analizziamo la dichiarazione parola per parola e vediamo cosa possiamo fare per…”
“Senta, io non ho voglia di discutere con lei di…”
“No, mi segua: «No alle nozze gay». Fino a qui direi che ci può stare, no?”
“Allora, o lei si toglie di torno subito, o giuro che monsignor Paglia me lo contatto da solo”
“Non si offenda, un secondo solo, allora, io pensavo che forse sarebbe il caso, ogni tanto, di fare qualche concessione alla comunità omosess”
“NON DICA QUELLA PAROLA IN MIA PRESENZA!”
“Oh, mi scusi, non volevo, non succederà. Comunque, ecco, nei loro confronti. Ci sarà pure qualche cattolico tra quelli, no, e vorrà sicuramente che si senta amato, o quanto meno, considerato, o non… Eminenza, che fa? Perché mi guarda così?”
“Esca”
“No, ma io volevo solo…”
“Le ho detto: esca!”
“Si ma…”
“Vada via!!”

P.S. È seguita una pasticciata smentita.

Lo so che è tardi, che fuori nevica, che tra una settimana ci sono gli esami. Lo so.
So che non ve ne frega niente e che non è proprio il momento, però ecco, io ho letto questo post di Leonardo e non ce la faccio a trattenermi: non sono d’accordo, per niente, assolutamente, e disapprovo ogni singola parola, virgola, punto.

Capiamoci: non ce l’ho con Tondelli. Lui scrive che è una meraviglia, ha sempre due righe (e anche di più) per qualsiasi argomento dello scibile, trova sempre le parole giuste, il tono adeguato, le argomentazioni migliori. Non ho nemmeno la presunzione che legga questa mia non-risposta. É solo che mi sento tirato in ballo, come cattolico, proprio come quell’altra volta, e quando sento di essere tirato in ballo a sproposito un po’ mi scaldo, e mi ribello. E la cosa più spontanea che mi riesce è scriverne, o provare a farlo. Sarà la campagna elettorale, chennesò.

Non starò qui ovviamenente a raccontarvi cosa penso dell’aborto. Né di cosa ne pensa la Chiesa Cattolica (su quello Tondelli ci basta, e dice cose giuste). Non mi interessa nemmeno parlare della Bonino, o almeno non di lei nello specifico.
Dirò solo che sono felice, come cittadino, che il mio stato tuteli e difenda il diritto di scelta su certi temi, all’interno di certi paletti, e credo anche che saremmo un paese migliore se riuscissimo a tutelarne delle altre. Non sto dicendo cosa penso io, cosa farei io al posto di qualcun’altro: io mi limito a difendere la libertà di tutti. Perché non siamo tutti uguali, e non abbiamo tutti la stessa sensibilità. E il punto è trovare un accordo, un compromesso per non pestarci i piedi. Un approcio metodologico più che contenutistico. Che però rispecchia un principio inderogabile e irrinunciabile per un paese occidentale quale siamo. Una sorta di libero arbitrio, che magari finisce che è proprio quel libero arbitrio. Che scaturisce dal primato della coscienza individuale. Paroloni. Un valore non negoziabile, direbbe Leonardo.

Ma ecco, mi fermo, perché so bene che questa non è l’obiezione giusta.
Piuttosto: non so se posso accettare la lettura su Emma Bonino. Non la ammiro, né la detesto. Mi lascia piuttosto indifferente, anche se spesso i radicali mi fanno incazzare. Questa cosa non la sapevo, e comunque non credo che la mia opinione su di lei sarebbe cambiata più di tanto se l’avessi saputo in passato.
Assumiamo però che io sia un buon cattolico (nel senso tondelliano del termine) e che la si possa davvero considerare una pluriassassina, una stragista, un killer seriale. Ecco, sinceramente, non credo basti per tenerla lontana da una chiesa.

Non lo so eh, non ho certezze su questo. Però mi verrebbe da dire: in chiesa entrano tutti. Dopottuto, tra i fedeli di Gesù c’era colui che lo consegnò ai nemici, e “buoni” e “cattivi” (se preferite “dannati” e “salvati”) non sono così distinguibili nei vangeli. E se ci riempiamo sovente la bocca di parole come accoglienza, amore, perdono, non credo possiamo poi arrogarci il diritto di tenere fuori quelli che ci stanno antipatici. Non siamo qui per giudicare (lo aveva detto già qualcuno, no?), o comunque non tanto da escludere le persone da una chiesa. Non noi cattolici, per primi.
Poi magari la Bonino lo merita davvero, l’inferno, ecco, io non lo so. Non sta a me decidere, ma a qualcuno più in alto, e sinceramente vorrei dedicare la mia vita a qualcosa di più appassionante dell’inventare gironi infernali nei quali infilare le persone che mi circondano.
Per questo dico: io l’avrei fatta entrare e le avrei fatto leggere l’orazione. Non sarebbe successo nulla, se non che si avverasse il desiderio della defunta. In una chiesa c’è spazio solo per la preghiera, a maggior ragione durante un rito delicato e solenne come un funerale.

E poi, ultima ma non meno importante, ci tengo a dire, piuttosto affettuosamente, che io non mi sento parte, né noi siamo un ente privato. Non siamo quotati in borsa, non abbiamo azionisti, né consigli di amministrazione. Non facciamo utili, ma magari un po’ utili lo siamo, per svariati motivi ed in svariati modi. Viviamo mescolati in mezzo al resto del mondo, e come il resto del mondo ci comportiamo. O forse, ecco, è proprio qui che ci freghiamo: a ragionare come gli altri ragionerebbero, per esclusione, per logica di appartenenza. Con le idoneità, le appartenenze, il “tu sei fuori” e il “tu sei dentro”.
C’era uno che disse: aprite, anzi… spalancate le porte alla Bonino!
No, dai, lo ammetto: non era proprio così.

Sappiate che difficilmente ci ricapiterà. Sono opportunità che hanno bisogno di un po’ di tempo per ripresentarsi, sempre che lo facciano. E comunque, nell’eventualità che succeda, non possiamo sapere quanto dovremo aspettare per il prossimo treno. Nel dubbio, sarebbe meglio salire su questo qui che vediamo arrivare.

—> Continua su I signori delle mosche.

Lo trovi quasi sempre nelle prime due file, se entri nell’aula giusta al momento giusto. Sempre compatto ed unito, anche se in ordine casuale. Si compone di un veneto, un emiliano, un romagnolo. Diciamola bene: di un padovano, di un modenese, di un riminese. Di uno alto e due un po’ meno. Di uno “scapolo” e due “ammogliati”. Di uno con le “e” aperte, uno con le “e” chiuse, e uno con le “e” giuste, a fare da mediatore. Di uno sportivo e di due decisamente meno. Di uno cattivo, uno buonissimo, e uno (sempre lo stesso) che è buono e cattivo insieme, a fare da contropeso. Di uno sbadato ed ingenuo alla cui sbadataggine e ingenuità gli altri due cercano di sopperire.

Il terzetto ha praticamente una laurea in tre: 62 crediti ciascuno, che fa 186. È quindi in regola con gli esami (per ora), ma due hanno sofferto più dell’altro per farcela entro settembre. Nessuno di loro direbbe chi è più bravo degli altri: le medie si assomigliano, sono vicine. Ma la competizione non manca, e la volta che va male ad uno va bene all’altro, e la ruota gira. Uno dei tre si lamenta sempre e dice che non è capace, ma poi prende le lodi in scioltezza. Uno dei tre di lodi ancora non ne ha prese, e fa finta di esser capitato a fisica solo per uno scherzetto del destino.

Sembra strano, ma per ora nessuno ha scritto un libro di barzellette in cui il protagonista è il terzetto. Probabilmente, si sta solo aspettando che uno dei tre si comporti da stupido più di quanto non facciano gli altri. Ed è una sfida continua, ve lo posso assicurare.
Nessuno saprebbe dire quando il terzetto si sia costituito ufficialmente. Sicuramente il ritrovo dell’ultima estate, a casa di uno dei tre, sotto il sole di agosto, tra pranzi-delirio, gite, e multe, ha dato una gran mano. E il terzetto non manca mai, nelle sue giornate, di citare qualche stralcio di quell’esperienza di vita comune al di fuori dell’università, ovvero il suo habitat naturale.

Come rilevanza storico-teologica, il terzetto sta ben al di sopra dei due triumvirati, ma per il momento sotto la trinità divina. Dal punto di vista geometrico assomiglierebbe più a tre punti definenti l’unico piano passante per essi, che ai vertici di un triangolo equilatero (o scaleno, o isoscele). Mentre sul fronte canoro il trio Lescano era decisamente di livello superiore.  Il problema è che in realtà nessuno ha ancora capito di preciso cosa sia, il terzetto.
Per adesso di sicuro si sa solo che è un prodotto della fisica, e, contrariamente al celebre aforisma, funziona.

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